661 73. Un giorno Francesco fece visita al papa Gregorio,
di veneranda memoria, quando era ancora di dignità
inferiore. Avvicinandosi l'ora del pranzo, andò ad
elemosinare e, di ritorno, dispose sulla tavola del vescovo
frustoli di pane nero.
Il vescovo, quando li vide, sentì piuttosto vergogna,
soprattutto a causa dei nuovi invitati. Il Padre con volto
lieto distribuì ai cavalieri e ai cappellani commensali
i tozzi di pane: tutti li accettarono con particolare devozione,
e alcuni di essi ne mangiarono, altri li conservarono per
riverenza. Finito il pranzo, alzatosi, il vescovo chiamò
nella sua stanza l'uomo di Dio, e protendendo le braccia,
lo strinse amorosamente: «Fratello mio, - gli disse
- perché nella casa che è tua e dei tuoi fratelli,
mi hai fatto il torto di andare per l'elemosina?».
«Anzi, - rispose il Santo - vi ho reso onore, onorando
un Signore più grande. Perché Dio si compiace
della povertà, e soprattutto della mendicità
volontaria. Da parte mia ritengo dignità regale e insigne
nobilità seguire quel Signore, che pur essendo ricco
si è fatto povero per noi». E aggiunse: «Trovo
maggiori delizie in una mensa povera preparata con piccole
elemosine, che in una ricca dove a mala pena si conta il numero
delle portate».
Il vescovo ne rimase moltissimo edificato e disse al Santo:
«Figlio, fa pure ciò che ti sembra bene, perché
il Signore è con te».